giovedì, 02 luglio 2009

Primo Luglio 2009: il giorno del tanto atteso concerto a Sarroch dei mitici Jethro Tull è arrivato. Il viaggio non è corto: sono nato ad Iglesias ed abito attualmente ad Iglesias e la distanza è notevole. Passo per S’anna Arresi a prendere la mia amica Roberta e si continua per Sarroch. Ci vuole ancora un po’ di tempo prima di arrivare e, tra pizzette da mangiare e un gabbiano scemo che ci stava per venire addosso, dopo ben tre quarti d’ora (da S’anna Arresi) si giunge a Sarroch. Una volta arrivati ovviamente chiediamo dov’è il campo sportivo: per fortuna in un incrocio chiedo dov’è il campo ad una bella bionda e lei dolcemente mi enuncia le varie indicazioni per poi dirmi: “Seguimi, poi tu vai dritto e io vado a sinistra”. Ringraziamo la bionda e ci dirigiamo verso il campo e con un certo stupore notiamo che c’è un buon brulicare di gente: difatti ieri sera saremmo stati un 4000 persone, segno della buona pubblicità che è stata fatta nel mese di Giugno. Lì incontriamo il caro amico Francesco, già autore del post sui Barclay James Harvest e ci accingiamo ad entrare allo stadio.

Ore 21:45 inizia il concerto e finalmente vedo il mio mito Ian Anderson danzare da una parte all’altra del palco con il suo immancabile flauto traverso. Ormai sessantenni i Jethro Tull tutto sommato sono ancora in forma, deliciziandoci con alcuni pezzi dei primi album quali “This Was”, “Stand Up” e “Aqualung” come “A New Day Yesterday”, “We used to know”, “Mother Goose”, “Bourée”, “Dharma for one”, “Nothing is Easy” “Jeffrey goes to Leicester Square”, “Beggar’s Farm” e con brani più “recenti” come “Heavy Horses” e “Farm on the Freeway”, quest’ultimo forse addirittura il brano meglio eseguito.

L’unica nota negativa è ovviamente la voce di Ian Anderson che ormai è sottotono; d’altra parte da un punto di vista strumentale il gruppo si è dimostrato all’altezza della sua fama. Altra nota negativa il prezzo del biglietto: francamente per un concerto che è durato 1 ora e 45 minuti, 28 euro mi sembrano troppi, dato che il gruppo non l’ho visto così stanco alla fine del concerto. Naturalmente gli ultimi tre pezzi sono ormai sempre gli stessi ovvero “Thick as a brick” (un estratto), “Aqualung” e dopo una pausetta “Locomotive Breath”. Strano assente della serata “Too old to rock’n’ roll, Too young to die”.

Ovviamente purtroppo certi pezzi come “Sweet Dream”, “Minstrel in the Gallery”, “Songs from the Wood”, “Hunting Girl”, “Black Satin Dancer”, “Warchild”, “Cross Eyed Mary” non li hanno fatti e sembra che non li facciano da anni: un vero peccato perché per me il meglio dei Jethro Tull sta nel periodo 71-79 e molta gente non lo sa, o non lo vuole capire e forse non lo vogliono capire neanche i Jethro Tull.

In conclusione: non mi aspettavo un grande concerto, data la loro età, tuttavia son relativamente contento.

 

Ps a pochi metri da me c’era una tipa che appena Martin Barre schitarrava le impazzivano le gambe; mi chiedo se fosse nata trent’anni prima cosa avrebbe fatto ai concerti dei veri Jethro Tull, quando i Jethro Tull erano dei veri animali da palcoscenico con la mitica formazione Anderson-Barre-Hammond-Hammond/Glascock(buon anima)-Evan-Palmer-Barlowe….

 

Formazione attuale

 

Ian Anderson  flauto, chitarra folk e  armonica

Martin Barre  chitarra elettrica, flauto dolce per “Mother Goose”

David Goodier basso e vibrafono

John O’Hara tastiere

Doane Perry  batteria, percussioni e vibrafono

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categoria:concerti, musica anni 80, jethro tull, musica anni 70
domenica, 28 giugno 2009

Dopo ben tre anni dall’ultimo album del 1974 “Relayer” gli Yes tornano sulle scene dopo anni di varie collaborazioni e album solisti. Quest’album segna anche il ritorno di Wakeman alle tastiere e a mio avviso si sente. Inoltre all’album inizialmente stavano lavorando in quattro ovvero Howe, Anderson, Squire e White, mentre Wakeman si unì in seguito, resosi conto della nobiltà del lavoro che stava nascendo. L’album è composto da cinque pezzi, due orecchiabili (“Going for the One” e “Wonderous Stories”), gli altri tre più lavorati.

Si inizia con “Going for the One” un pezzo di stampo blues-rock in chiave prog, segno che gli Yes guardavano sia al passato che al futuro. Da subito si sente un gruppo in forma con un Howe decisamente ispirato. Belli gli incastri sonori nel secondo pezzo “Turn of the Century”, molto bello ed estremamente melodico caratterizzato da atmosfere incantevoli e maliconiche. Si arriva così a “Parallels”, bel pezzo tirato (in grande evidenza gli organi di Wakeman) e “Wonderous Stories”, un pezzo semplice, corale ma caratterizzato da una melodia gradevole. E si arriva al pezzo finale, al gran finale ovvero “Awaken”. E’ una suite di 15 minuti in cui si sente da subito la grande ispirazione compositiva che caratterizza questo bel pezzo. Inizia con una bella introduzione di pianoforte seguito da un’atmosfera in crescendo: grandi fraseggi di chitarra e tastiera lungo i vari 15 minuti di questa bella suite con un grande Jon Anderson che emana versi celestiali. Purtroppo c’è qualcosa che non mi convince a livello fonico, e subito si avverte una certa “freddezza” del suono: la differenza la si coglie ascoltando la versione live che è uguale ma è semplicemente migliore negli arrangiamenti. Nella versione studio non mi convince molto il suono della tastiera mentre nei live le sento più vive. Comunque le due versioni sono molto simili e ovviamente siamo lontani dal caso (forse unico) dei Gentle Giant (si veda la mia recensione di un anno fa dell’album live “Playing the Fool”). Questo è l’ultimo grande album degli Yes in ottica prog, ne verrano altri molto interessanti e belli ma non più in ottica prog. L’ultimo album prog è ovviamente “Tormato” che recensirò in seguito.

 

Ps Vi è una recensione di Debaser dove si dice che “Parallels” è un rifacimento del primo pezzo dell’album solista di Chris Squire del 1975 ovvero “Hold Out Your Hand”. Francamente a me sembra che i pezzi siano diversi ( in comune hanno solo l’autore cioè Chris Squire): quindi vorrei che qualcuno mi spiegasse cosa significa rifacimento. Grazie.

 


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domenica, 14 giugno 2009

Che dire su questo personaggio? Per me semplicemente un mito, un uomo che ha fatto veramente la storia della buona televisione. Non mi voglio dilungare, anche perché non ho tempo, ma vorrei semplicemente dire che ho letto dalla rivista DipiùTv la sua intervista e riporto qui di seguito quello che mi ha colpito.

Ecco cosa afferma: “ Mi piacerebbe fare un programma dedicato alla musica, sia jazz che classica. Due forme d’arte di cui si parla poco in televisione.” Ovviamente lo vorrebbe fare con toni pacati e un linguaggio semplice, comprensibile per farla apprezzare ai telespettatori.

E allora io glielo auguro, per vari motivi: è uno dei pochi che fa ancora buona televisione, in un periodo in cui la televisione qui in Italia ha toccato il fondo, e poi se non lo fa adesso quando lo fa????????

Ovviamente lunga vita ad un signore come Piero Angela!

 


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giovedì, 28 maggio 2009
Questa recensione è scritta dal mio caro amico Francesco Scano, appassionato anch'egli di prog ma in generale di buona musica, in particolare il blues.
A voi tutte/i buona lettura.




Album: Once Again
Artista: Barclay James Harvest
Anno: 1971

Track List :
01. She Said (8:19)
02. Happy Old World (4:39)
03. Song For Dying (5:01)
04. Galadriel (3:14)
05. Mocking Bird (6:38)
06. Vanessa Simmons (3:45)
07. Ball And Chain (4:48)
08. Lady Loves (3:57)

Line-up :
- Les Holroyd / bass, acoustic guitar, lead vocals, keyboards
- John Lees / guitars, lead vocals
- Mel Pritchard / drums, percussion
- Woolly Wolstenholme / keyboards, Mellotron, vocals, guitar


Once Again è il secondo album della formazione britannica Barclay James Harvest. Si tratta di un ottimo lavoro di progressive rock composto da una successione di pezzi molto immediati e ben costruiti. I brani non sono esasperati da lunghi tratti strumentali e da virtuosismi di tastiere o di chitarre spesso presenti in album di questo genere. L’atmosfera è quasi sempre malinconica o triste ma nonostante ciò l’ascolto dell’album rimane piacevole.

Il lavoro si apre con le cupe “She Said” e “Happy Old World” che, sebbene siano buoni pezzi, fanno sembrare l’album un po’ macchinoso; ma immediatamente dopo inizia il decollo con le splendide “Song For The Dying” e “Galadriel” per arrivare al cavallo di battaglia “Mockingbird”. L’album prosegue su ottimi livelli con la dolce “Vanessa Simmons” e la dura “Ball And Chain” per concludersi con la stupenda ballata “Lady Loves”. Once Again è un album consigliato a tutti gli amanti del progressive rock ma in generale a tutti gli amanti della buona musica.




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sabato, 23 maggio 2009

Dopo esattamente un anno ritorna il nuovo post sul meglio e il peggio del prog italiano. In quest’anno ho continuato ad ascoltare prog italiano, ma non tantissimo virando verso altri generi come il metal e il jazz. Tuttavia ho ascoltato un discreto numero di dischi italiani e ho così pensato anche di riascoltarne alcuni, rivalutandoli come nel caso delle Orme (“Contrappunti”). Il prog italico,  come del resto tutto il progressive, è molto vasto e di conseguenza questa lista non è ancora definitiva. Tra i migliori e i buoni album in realtà non c’è una vera e propria differenza, nel senso che è una differenza essenzialmente soggettiva. E comunque la differenza non è poi così netta, cioè siamo al massimo a livello di differenza di mezzo voto (su una scala da 0 a 10). Inoltre la classifica dei migliori non va vista come una vera classifica, nel senso che in realtà alcune posizioni si potrebbero benissimo accorpare (esempio Maxophone e Garybaldi starebbero benissimo insieme ex-equo). Ecco qui di seguito il meglio del prog italiano e poi le successive categorie.

I migliori (più o meno in ordine di preferenza, prima il nome del gruppo e poi quello dell’album)

1 Maxophone omonimo

2 Garybaldi “Nuda”

3 Campo di Marte omonimo

4 Nuova Idea “Clowns”

5 Alphataurus omonimo

6 Pholas Dactylus “Concerto delle menti”

7 Pfm “Photos of Ghosts”/ “Per un amico”

8 Le Orme “Uomo di Pezza”

9 Franco Battiato “Pollution”

10 Opus Avantra “Introspezione”

11 Goblin “Roller”

12 Raccomandata Ricevuta Ritorno “Per… un mondo di cristallo”

13 Biglietto per l’Inferno omonimo 

14 Locanda delle Fate “Forse le lucciole non si amano più”

15 Arti e Mestieri “Tilt (immagini per un orecchio)”

      16 Area “Crac”

17 Cherry Five (omonimo)

 

Altri buoni album; De De Lind “Io non so da dove vengo e non so dove mai andrò. Uomo è il nome che mi han dato”, Semiramis “Dedicato a Frazz”, Metamorfosi “Inferno”, Banco del Mutuo Soccorso (omonimo, ovvero il primo), The Trip “Caronte”, Museo Rosenbach “Zarathustra”, Pfm “Storia di un minuto”, “L’isola di niente”, Le Orme “Felona e Sorona”, “Collage”, L’uovo di Colombo (omonimo), Opus Avantra “Lord Cromwell Plays Site for seven vices”

 

Discreti album; New Trolls “Ut”, “Concerto Grosso”, I Giganti “Terra in bocca”, Formula Tre “Sognando e Risognando”, Franco Battiato “Clic”, Area “Caution Radiation Area”, Il Volo “Essere o non essere? Essere! Essere! Essere!”, Banco del Mutuo Soccorso “Darwin!”, Rovescio della MedagliaLa Bibbia”, New Trolls Atomic System (omonimo), Reale Accademia di Musica (omonimo), Le Orme “Contrappunti”

Album senza infamia senza lode (ovvero sufficienti): Franco Battiato “Fetus”, The Trip “Atlantide”, Alusa Fallax “Intorno alla mia cattiva educazione”, Osanna “L’uomo”, Pfm “Chocolate Kings”, Murple “Io sono Murple”, Acqua Fragile (omonimo), Rovescio della Medaglia “Contaminazione”, Buon Vecchio Charlie (omonimo), Garybaldi “Astrolabio”, Osage Tribe “Arrow Head”, Ibis (omonimo), Alluminogeni “Scolopendra”, Edgar Allan Poe “Generazioni”, Samadhi omonimo 

Limbo: Balletto di Bronzo “Ys”, Franco Battiato “Sulle Corde di Aries”, Quella Vecchia Locanda (omonimo), Banco “Io sono nato libero”, Area “Arbeit Macht Frey”, Osanna “Palepoli”, Jumbo “Vietato ai minori di 18 anni?” 

 

Le schifezze (mediocri se non peggio!): Celeste (omonimo), Ricordi d’Infanzia “Io uomo”, Festa Mobile “Diario di viaggio della Festa Mobile”, Il Volo (l’omonimo album), Seconda Genesi “Tutto deve finire”, Goblin “Il fantastico viaggio del Bagarozzo Mark”, Corte dei miracoli (omonimo), Laser “Vita sul Pianeta”.

Attuale premio maggior schifezza: Laser.

Stato di Limbo: album che non mi piacciono nel complesso ma che obiettivamente sono belli.

Non ho messo i Blocco Mentale in quanto sono poco progressive e più cantautorali. E non me la sento neanche di mettere “Aria” di Alan Sorrenti, che oltre a non piacermi, non è un album prog. E non ci metto neanche i Delirium di “Dolce Acqua”. Ovviamente restano fuori dalla lista anche “Storia o Leggenda” e “Florian” delle Orme.

Devo precisare che del primo album degli Area i suoi primi due pezzi non mi dispiacciono affatto mentre il resto dell’album lo trovo a sé stante, cioè appartengono proprio al mondo del free-jazz e non rientrano nei miei gusti. Di conseguenza ho ritenuto opportuno metterlo nello stato di Limbo.

Gli album vengono valutati nel complesso poi magari al loro interno, come talvolta accade, vi sono pezzi notevoli. Esempio emblematico è “Darwin” con “Cento mani e cento occhi” e “750000 anni fa….l’amore?” che a mio avviso sono i due pezzi che spiccano su tutti. O ancora “Ut” dei New Trolls dove c’è un pezzo superfigo come “C’è Troppa guerra”…. Ultima considerazione: l’album dei Locanda delle Fate l’ho messo tra i migliori perché ha momenti memorabili anche se è uno di quei lavori che considero capolavori a metà in quanto alcune canzoni hanno un taglio troppo cantautorale il che rovina, a mio modo di vedere, l’album.


sabato, 09 maggio 2009

New Trolls Atomic System (omonimo 1973): Dopo “Ut” del 1972 ci fu lo scisma interno che portò alla formazione di due gruppi: i New Trolls Atomic System capitanati da Vittorio De Scalzi e gli Ibis capitanati da Nico Di Palo. L’album è essenzialmente caratterizzato da melodie pop accompagnati da delle parti strumentali prog. Bello il terzo pezzo “Tornare a credere” con in evidenza le belle voci (fondamentali in questo pezzo) delle coriste: come ho detto, il pezzo inizia in modo melodico e poi vi sono incursioni strumentali interessanti (flauto, pianoforte). Forse una versione ridotta di un minuto ne avrebbe giovato. L’album in versione cd contiene due bonus tracks: “Una notte sul monte Calvo” e “Butterfly”. La prima è la cover della celebre composizione di Mussorgsky, o meglio di una sua parte; bel pezzo contorniato da qualche bella schitarrata elettrica e come al solito ben arrangiato. La seconda è un bel pezzo per lo più pop-melodico con ancora in evidenza le voci delle coriste. Insomma un discreto album, godibile: niente male, non capolavoro ma un lavoro più che dignitoso.

Osanna (Palepoli 1973): Variegato album condito di chitarra elettrica, flauti e fiati. Essendo un album eterogeneo va ascoltato un bel po’ di volte, c’è un po’ di tutto: parti ariose/allegre, schitarrate elettriche e momenti di melodia corale con alcuni inserimenti chiave di mellotron (chiara influenza dei King Crimson). Insomma è uno di quei album della serie: “O ti piace o non ti piace”. E’ obiettivamente un bel lavoro ( se non capolavoro), a me non piace particolarmente per via della sua eterogeneità, mi piacciono i lavori un po’ più omogenei. Album essenzialmente composto da due suite, “Oro caldo” e “Animale senza respiro”, intervallate da un pezzo che dura circa due minuti, “Stanza Città”. Un bel lavoro, uno dei lavori più originali fatti qui in Italia.

Opus Avantra (Lord Cromwell Plays Site for seven vices 1975): Questo secondo album è nettamente più progressive rispetto al precedente e va ascoltato più volte per poterlo apprezzare. Qui la presenza della Del Monaco si fa più marginale e lavora come consulente. E’ un album caratterizzato da brani melodici (“Flowers on pride”, “Lust”, “Gluttony”) alternati a brani ostici di stampo classico sperimentale caratterizzato da pianoforte ostico-imbufalito-impazzito coadiuvato da sintetizzatori tenebrosi e raccapriccianti come per esempio in “Avarice” e “Ira”. E’ un album a tema sui sette vizi capitali, con un vizio particolare, quello dell’artista stesso (“My vice”). In conclusione è un bell’album più strumentale rispetto al precedente e che in qualche maniera completa il lavoro precedente. Nella versione rimasterizzata c’è la bonus track “Allemanda”, un bel brano con in evidenza la voce della Del Monaco, brano più vicino al lavoro precedente.


lunedì, 20 aprile 2009

Questa è una lista di 10 canzoni che mi piacciono particolarmente. Preciso che non è una classifica e ci sono anche altre canzoni da mettere in lista, ma per ora mi fermo qui.

1.      Van Der Graaf Generator “Man Erg”. Pezzo storico del progressive, a mio avviso, uno dei picchi del prog, un pezzo dove la melodia si alterna alla follia. Brano da leggenda.

2.      King Crimson “21st Century Schizoid Man”. L’inizio della leggenda del Re Cremisi; un pezzo che rivoluzionò la musica…..

3.      Aerosmith “Love in an Elevator”. Una delle canzoni simbolo di questo mitico gruppo; brano figo in cui tutto il gruppo è al massimo del loro affiatamento.

4.      Duran Duran “A View to a Kill”. Colonna sonora del film di 007 del 1985 “Bersaglio Mobile” (l’ultimo interpretato da Roger Moore); pezzo figo che chiude la prima parte di carriera di questo gruppo storico del pop inglese anni 80….

5.      Gentle Giant “Knots live”. Pezzo eseguito nei live che durava intorno ai sei minuti caratterizzato da un bel duetto di chitarra acustica. Nei Live erano dei veri giganti!!!

6.      Derek Sherinian “Axis of Evil”. Pezzo del 2003 dall’album “Black Utopia”, un pezzo incredibile dove si alternano alla grande assoli di tastiera e chitarra. Suonato da gente con le palle quadrate……

7.      Campo di Marte “Terzo tempo”. Brano caratterizzato da un inizio di chitarra distorta travolgente per poi continuare tra momenti delicati e momenti tirati.               

8.      Franco Battiato “Pollution”. Il Battiato sperimentale ci insegna un po’ di fisica in modo folle, con i suoi amici sintetizzatori! Da ascoltare!

9.      Yes “Close to the Edge”. Suite del 72 …..poco da dire….un capolavoro di pezzo……. Un brano lungo 18 minuti senza punti morti. Suite perfetta.  

10.  Savatage “Hall of the Mountain King”. E’ un gruppo che non conosco bene, però questo pezzo mi infoga un sacco e il riff che caratterizza il pezzo è stupendo. Brano bello, grintoso e graffiante.

 

Ps Tra l’altro oggi in prima serata su Raitre danno il film d’esordio nei panni di 007 di Roger Moore con la colonna sonora dei Wings, “Live and Let Die”, altro brano che mi infoga parecchio. 


 

lunedì, 30 marzo 2009

Dopo ben cinque anni dal lavoro “The Odyssey” i Symphony-X tornano con questo “Paradise Lost”, le cui liriche si ispirano al poema omonimo di John Milton. I Symphony-X continuano il percorso iniziato con “The Odyssey” ovvero il loro sound si sposta verso lidi metal, in quest’album ancora più duri senza comunque dimenticare il prog.

Come ho detto sopra, quest’album si ispira al “Paradise Lost” di Milton; l’album comunque non è un concept album, anche se dalle tematiche di quest’album sembrebbe di si. Le  liriche si ispirano ai vari capitoli del poema di Milton: dall’allontanamento di Satana dal paradiso (“Oculus Ex Inferni” -“Set on world on fire (The Lie of Lies)” ) al peccato di Adamo ed Eva (“The Serpent’s Kiss”), fino alla speranza di futura redenzione (“Revelation (Divus Pennae of Traegodia)”).

Si inizia con “Oculus Ex Inferni” caratterizzata da un’atmosfera tenebrosa, cupa: bel pezzo, ovviamente caratterizzato dalla presenza dell’orchestra che crea in modo perfetto l’atmosfera infernale e di desolazione; insomma in un certo senso l’incontro di Beethoven con la chitarra Metal. Si passa alla successiva “Set on world on fire (The Lie of Lies)”: bel pezzo in cui si inizia a fare sul serio con bei fraseggi di chitarra e tastiera e il solito Russel Allen subito in forma. A mio avviso i pezzi forti di questo primo cd sono i due successivi: “Domination” e “The Serpent’s Kiss”. In “Domination” gran bell’assolo di chitarra (a mio avviso Romeo tira fuori il coniglio dal cilindro) e la voce di Russel Allen perfettamente azzeccata per lo stile della canzone. In “The Serpent’s Kiss” da ascoltare l’assolo bello nevrotico e i cori perfetti posti al momento giusto. Due pezzi praticamente perfetti.

Si arriva così al primo pezzo lento-melodico dell’album: “Paradise Lost”. Ovviamente il buon Russel Allen adegua il tono della voce e come sempre lo fa nei migliori dei modi. Anche qui buon assolo di chitarra seguito da una voce abbastanza direi disperata, un po’ nello spirito della canzone. La prima parte dell’album si chiude con “Eve of Seduction” pezzo metal con una spruzzata di funky: da sentire il gioco di tapping alla chitarra verso la fine del pezzo (al minuto 4:13), veramente particolare.

Il secondo cd inizia con “The Walls of Babylon”; canzone molto ben costruita che necessita di qualche ascolto. Qui da notare l’estensione vocale di Allen nelle frasi “Skies are mad with thunder- with the lightning fire” (si sente proprio nella voce di Russel Allen il terremoto che sta succedendo nel pianeta Terra); senza di lui il pezzo non sarebbe lo stesso o almeno avrebbe avuto una forma diversa. “Seven” è un bel pezzo metal, bello martellante e veloce ed anche per esso occorre qualche ascolto più del normale per apprezzarlo. “The sacrifice” è il secondo pezzo melodico dell’album; che dire, pezzo stupendo dove tutto è perfetto, voce, assolo di chitarra elettrica, finale acustico (direi anche inaspettato).

Si conclude l’album con “Revelation (Divus Pennae of Traegodia)”: pezzo finale che chiude degnamente quest’album, pezzo che riassume un po’ i vari stili dell’album essendo caratterizzata dai vari cambi di tempo e dai perfetti inserimenti di musiche orchestrali.

In conclusione direi album praticamente perfetto in cui l’amalgama orchestra-metal è perfetta, giunta a maturazione: se non si fosse capito per me questo è un capolavoro.

Ps quest’album doveva uscire nel Novembre 2005, poi rimandato al Giugno del 2007 a causa del riscontro del morbo di Crohn da parte del bassista Micheal Lepond, poi rimessosi per fortuna completamente.


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lunedì, 16 marzo 2009

Alan Sorrenti (Aria 1972):Francamente non ho capito cosa centra quest’album con il prog. Un altro di quegli album che non mi sognerei mai di consigliare a qualcuno. La suite iniziale “Aria” la trovo indigesta e non la trovo così grandiosa ( a tratti è interessante) per tutto l’arco della durata. Comunque notevole la voce di Alan Sorrenti, bella ed espressiva. Interessanti le liriche. Nell’ultimo pezzo “Un fiume tranquillo” c’è qualche bella sperimentazione, però a mio modo di vedere rimangono delle sperimentazioni e il tutto non si amalgama bene per dare un bel prodotto. Delusione.

Formula Tre (Sognando e Risognando 1972): Dopo due album pop, sempre un po’ all’ombra della coppia Mogol-Battisti, la Formula Tre esce con questo terzo album che ha una chiara matrice prog. Il primo pezzo “Sognando e Risognando” è forse il brano più riuscito, almeno in ottica prog.  Il secondo brano “L’ultima Foglia”ha qualcosa d’interessante(come la parte finale caratterizzata dalla chitarra di Radius) ma non fila tutto liscio, mi sembra leggermente stentato. Il terzo pezzo “Storia di un uomo e di una donna” a mio avviso, è fuori contesto in quest’album: insomma direi un riempitivo, un pezzo pop con qualche strascico beat. L’ultima suite “Aeternum” è un collage di più stili; direi discreta, ma nulla d’eccezionale. Comunque l’album si assesta su discreti livelli. Son bravi ma a mio modo di vedere non danno la zampata vincente, con qualche ottima intuizione qua e là, ma senza mai affondare il coltello.

Delirium (Dolce Acqua 1971): Un album gradevole condito dalla presenza del flauto. Si tratta essenzialmente di un album pop-acustico-folk, con qualche arrangiamento classico e un pizzico di Jethro Tull. Inoltre vi sono brani quali  “To Satchmo, Bird And Other Unforgettable friends” (un buon pezzo jazzato) e “Movimento 1” che hanno una chiara impronta jazz. Brani come “Favola O Storia Del Lago Di Kriss” e “Dolce acqua” (però troppo lunga essendo ripetitiva) sono due bei brani orecchiabili. Comunque l’album onestamente con il prog non centra molto: quasi tutte le canzoni sono pop, magari con degli arrangiamenti che sono prog, ma la matrice è pop. L’album si chiude con la famosa “Jesahel”, che, a mio avviso, forse è il miglior brano.

I Giganti (Terra in bocca 1971): E’ un concept album basato su una storia di mafia. E’ un album interessante, d’incontro tra il beat anni 60 e il prog che stava nascendo, almeno qui in Italia, caratterizzato da testi seri ma cantati con un tono anche goliardico. Per la registrazione dell’album il gruppo fu affiancato da Vince Tempera (colui che ha firmato le musiche), Ares Tavolazzi (futuro Area) e Marcello Dellacasa (futuro Latte e Miele). E dopo questo buon album, l’anno dopo pubblicarono il loro ultimo singolo, “Sono nel sogno verde di un vegetale”, un altro brano beat, dopodiché si sciolgono. Alcuni di loro continueranno nel mondo della musica; il tastierista Marsella entrerà nei Track mentre Di Martino fonderà L’Albergo Intergalattico Spaziale.


lunedì, 02 marzo 2009

Dopo il clamoroso successo del seguito, si iniziò a preparare il terzo atto: purtroppo le incomprensioni tra i produttori e gli sceneggiatori portarono ad un lungo lavoro durato anni con conseguenti perdite di denaro. Il problema era che i produttori volevano che si scrivesse una trama con ancora presente Ripley mentre i vari sceneggiatori scrivevano una storia quasi slegata dai primi due film, senza la presenza di Ripley. Comunque in ogni caso la cazzata maggiore è stata quella di far morire il marines e la bambina. Di conseguenza il film ha preso una strada diversa, ovviamente più cupa in un certo senso. Di fatto il film non è pessimo, ma chiaramente non è al livello dei primi due, e secondo me, la causa sta proprio nella scelta di far morire i personaggi che si erano salvati nel seguito e come se non bastasse anche Ripley è stata contagiata; anche lei adesso porta con sé un alien. Insomma come rovinare tutto ciò che era stato fatto di buono nei primi due film. Tale film ha chiaramente molto poco da dire in base alla scelta iniziale e la trama è meno incalzante rispetto ai primi due capitoli.

Riassumo brevemente la trama: l’astronave trasportante Ripley, il marines, la bambina e l’androide Bishop cade in un pianeta-prigione, pianeta sperduto, solamente popolato da dei detenuti tutti maschi. Come ho già detto la bambina e il marines sono morti e anche Bishop è molto malandato. Apparentemente, l’unica illesa è Ripley: purtroppo non è così in quanto porta dentro di sé l’alien. Nel frattempo il face hugger è sceso dall’astronave e indisturbato “mette incinta” il cane che vi è nella colonia penale: così nasce l’alien e piano piano porta scompiglio tra i detenuti. Ovviamente incontra anche Ripley ma non l’ammazza, essendo portatrice di un alien. Quindi si organizza un piano per incastrare l’alien; il piano riesce anche se a prezzo della vita di quasi tutti i detenuti. Non è ancora finita: Ripley ne porta ancora uno e contemporaneamente arriva la Compagnia che tenta di convincere Ripley a non suicidarsi. Per farlo glielo chiede lo stesso inventore di Bishop, che ha le stesse sembianze dell’androide (interpretato anche in questo terzo capitolo da Lance Henriksen). Il film si conclude con la morte di Ripley e con lei muore l’alien che porta dentro di sé, causando grande ira e delusione nella Compagnia.

Considerazioni sul film: la sceneggiatura è stata scritta parzialmente da David Twohy che poi scriverà e dirigerà il bel film del 2000 “Pitch Black” che lanciò Vin Diesel nel mondo del cinema e se si confrontano i due film si nota la somiglianza di sceneggiatura. Va detto che non è stato citato in Alien 3, a causa del fatto che lui stava scrivendo una sceneggiatura senza Ripley. Dopo di lui furono contattati altri sceneggiatori, Vincent Ward e John Fasano. Essendo troppo costosa questa nuova sceneggiatura, vennero contattati d’urgenza Walter Hill e David Giler che fecero la fusione tra le due sceneggiature di Twohy e Ward-Fasano ed infine un altro sceneggiatore, Rex Pickett, fece un nuovo mix di queste due sceneggiature creando così il tanto atteso terzo capitolo. Ed infine il terzo capitolo con questa sceneggiatura spuria fu girato da David Fincher nel 1992, ben sei anni dopo il bel seguito di James Cameron del 1986. Ed inoltre David Twohy non è stato il primo sceneggiatore, quindi se vi interessa basta andare su Wikipedia e vedrete tutto il Casino!!!!!!

 



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categoria:film, alien, film di fantascienza, alien 3, film mediocri